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2018:

cinquant'anni prima

 

 

sguardi contemporanei

sul Sessantotto

«Corri compagno, il vecchio mondo ti insegue!» citava uno slogan del maggio francese. Era la corsa di una società in cambiamento, di un mondo che non si arrendeva allo stato di cose presenti, di un tempo dove la politica era luogo di espressione di chi aspirava ad un futuro diverso, strumento per chi voleva capovolgere il vecchio mondo nella ricerca di un mondo più giusto.

Oggi questa corsa non sembra solamente essersi arrestata, ma sembra procedere nella direzione opposta. Disaffezione politica? La fine delle ideologie? Nell'orizzonte politico-culturale contemporaneo al rifiuto delle forme della politica si affianca, in ambiti differenti, un sentimento malinconico che investe anche chi non ha vissuto un passato idealizzato. Il Sessantotto funge da collettore di un immaginario vivido e vitale, sociale benché senza social: le immagini di operai, donne, studenti in corteo non possono che ritrasmettere questa forza, che si scontra con un presente che appare invece piatto e privo di alternative. Giovani senza ideali? Individualismo? Cinismo? Per chi è cresciuto nella società del post (ideologico, moderno, …) il Sessantotto rimane poco più che un’immagine, che, al più, definisce in negativo la fase storica che attraversiamo.

Ma guardare al passato non significa ancorarsi ad un’immagine, fuggire dal presente. Guardare al passato significa comprende che è l’oggi a gettare luce su di esso: per questo pensiamo abbia ancora senso discutere oggi del Sessantotto, provando a mettere le mani su una memoria interrotta e distorta. Senza malinconia, senza cercare un colpevole: parlare del Sessantotto significa parlare di noi, significa comprendere le forme del passato per comprendere quelle dell’oggi.

Iniziativa finanziata con il contributo dell'università di Padova sui fondi previsti per le iniziative culturali degli studenti