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La norma del superdotato.

Parte 2

Il superdotato vive una vita difficile: il suo alto potenziale cognitivo, dicono citando gli studi (ma quali?), lo porta spesso a sviluppare difficoltà di socializzazione e, in prospettiva, a rischiare l’abbandono scolastico più di altri studenti. Le sue capacità, dovute a una combinazione di fattori naturali e antropici – ha una buona testa ed è stato tirato su bene – paradossalmente gli creano delle difficoltà, quando si trova fianco a fianco con i compagni. «Essi non riescono ad adattarsi ad una metodologia di insegnamento-apprendimento che schiaccia la loro creatività, blocca la curiosità intellettuale, non diversifica le metodologie e le prassi, preferendo modalità rigide, incapaci di flessibilizzare la didattica a seconda dei bisogni e delle inclinazioni personali. In una parola: non coltivano il talento di ciascuno». La didattica dovrà quindi modellarsi secondo le loro esigenze, esattamente come fa per gli alunni in difficoltà in altri versanti, e più in generale come dovrebbe essere per tutti gli studenti. Che fare?

Giacomino, il nostro genietto, durante le lezioni spesso si annoia. Capisce al volo i contenuti, sembra non abbia bisogno di studiare, esegue gli esercizi assegnati nella metà del tempo che impiega la classe, chiede costantemente di poter approfondire alcuni argomenti. Inoltre, rompe un po’ le scatole: rivolge delle domande complesse al docente, che non sempre le accoglie con la giusta apertura. La didattica è pensata per l’intera classe, non si possono variare troppo i ritmi; inoltre il professore coglie nelle parole di Giacomino un tono che, a tratti, potrebbe sembrare di sfida. I compagni guardano il secchione e un po’ lo ammirano, un po’ lo invidiano, e comunque lo sfottono. La scuola, in ottemperanza alla normativa italiana ed europea, decide di prendere provvedimenti.

GIACOMINO, IL NOSTRO GENIETTO, DURANTE LE LEZIONI SPESSO SI ANNOIA

Il consiglio di classe (CdC), in conformità alla legislazione e alle circolari ministeriali, affronta il caso di Giacomino all’interno della più generale categoria dei BES: in effetti il suo è un bisogno educativo speciale, al pari di quello – pur diverso – di un madrelingua inglese o nigeriano che si trovi in Italia, o di un ragazzo in affidamento, o di mille altri casi. In quanto tale, deve essere predisposto per lui un piano educativo personalizzato, o PDP, grazie al quale si definiscono le caratteristiche del soggetto e gli obiettivi di apprendimento, a partire dalle zone di sviluppo prossimale e dalla considerazione della plusdotazione come risorsa da condividere in classe. Fatto questo, tutto il CdC declinerà il PDP del ragazzo con BES, ad esempio proponendo ulteriori sviluppi delle UDA affrontate in classe, o facendogli organizzare esposizioni, anche CLIL, e comunque affiancandolo al 104 e ai due DSA, non prima di essersi sincerati che nel PEI e nel PDP del 104 e nei PDP dei DSA sia presente la spunta sull’opzione ‘incoraggiare l’apprendimento collaborativo’. Il gifted boy non solo migliorerà secondo i propri ritmi, ma contribuirà alla collettività mettendo a disposizione di tutti il proprio dono.

Le lezioni prendono così un altro ritmo: non solo Giacomino vede valorizzato il proprio valore, ma anche gli altri compagni comprendono le proprie possibilità ed escono dall’anonimato sonnacchioso in cui erano rinchiusi. Da elemento della classe (singolare collettivo, di per sé veicolo di anonimato) ciascuno studente diviene persona, e i professori scoprono – ma d’altra parte la legge e gli studi già glielo dicevano – che ciascuno è diverso, che non esiste un parametro oggettivo e univoco di misurazione delle capacità ma che le intelligenze sono multiple e differenziate, che vanno insomma prese per il verso giusto. La didattica individualizzata non sarà solo per Giacomino, superdotato, per Giulia, disabile, per Clelia e Mirco, dislessico e discalculico, per Destiny, nigeriana, Iosiph, moldavo, e Maicol, che ha la mamma sola che non si sa bene cosa faccia per vivere e un po’ risente della situazione, ma anche per Carlo, che non ama la matematica ma ha una spiccata intelligenza cinestetica (il prof di ginnastica discetta sul fatto che «almanco ‘l zuga bén a balón» e pronostica future convocazioni), Maria dalla spiccata intelligenza musicale (suona il flauto dolce come una dea) e Luca che, dotato di straordinaria intelligenza etica, non si piega mai ai soprusi, e gli è pure toccato fare un occhio nero a un bullo – di un’altra classe, ma anche lui col PDP. I compiti in classe e a casa saranno diversi per ogni studente, tarati secondo le valutazioni fatte dal consiglio di classe, se necessario assieme a tutti gli attori interessati. Le differenze di ognuno saranno messe a valore, liberate dalla norma omologante della classe e messe in risalto sotto l’egida della persona. Ciascuno di questi ragazzi sarà libero di sviluppare la propria intelligenza, di modo da mettere a frutto al meglio le specifiche capacità, garantendosi un destino di realizzazione e felicità, al contempo contribuendo «allo sviluppo del capitale umano e dei giovani che rappresenta, in una società complessa come quella attuale, uno dei più importanti fattori competitivi per raggiungere gli obiettivi di una crescita intelligente, inclusiva e sostenibile che anche l’Europa si pone per il 2020».