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La norma del superdotato.

Parte 3

Se le cose stanno così nello spirito della normativa, la realtà è un po’ diversa. Tuttavia, l’applicazione ideale del modello educativo che si è provata a tratteggiare è intanto utile per riflettere sui suoi risvolti pedagogici. L’interazione fra individuo-alunno (inteso nella sua differenza) e comunità-classe non è mai semplice e si definisce attraverso diversi passaggi.

In generale, il nostro modello di convivenza prevede che la libertà del soggetto sia limitata dall’esistenza degli altri entro lo spazio della comunità, così che la tendenza all’espansione infinita e narcisistica del sé da parte del bambino e dell’adolescente in formazione venga via via contenuta dallo scontro con la realtà, cioè dai divieti, dalle imposizioni, dalle strutture e istituzioni preesistenti con le quali si trova a fare i conti. Dalla puntualità al saluto fra conoscenti fino allo stigma sociale (prima che giuridico) su stupro e omicidio, la limitazione progressiva della libertà del soggetto è alla base della stessa esistenza di una comunità, e viene costruita in dialogo e scontro con la comunità stessa. La personalità si costruisce anche attraverso il limite che il bambino e l’adolescente incontra, importante almeno come l’atto creativo, se non di più.

La scuola creativa è il coronamento della scuola attiva: nella prima fase si tende a disciplinare, quindi anche a livellare, a ottenere una certa specie di «conformismo» che si può chiamare «dinamico»; nella fase creativa, sul fondamento raggiunto di «collettivizzazione» del tipo sociale, si tende a espandere la personalità, divenuta autonoma e responsabile, ma con una coscienza morale e sociale solida e omogenea.

La limitazione del sé e l’espressione del sé non sono contrastanti, sono consequenziali e legati fra loro, ci dice Gramsci. Non ci si può esprimere da un punto di vista sociale, lavorativo, artistico se prima non vi è stato uno scontro con un limite (gli altri, le istituzioni, l’organizzazione) in grado di dare una forma alla propria libertà e al proprio desiderio. La prospettiva neoliberale ritiene invece che questa funzione modellizzante possa essere assolta dal mercato, che fornisce il materiale merceologico e consumistico adatto alla più varia definizione e differenziazione del soggetto, costruendo un formidabile volano per mantenere in accelerazione il ciclo produzione-consumo-distruzione (ne parliamo nella sezione Mondi della merce). L’individuo deve presentarsi solo al bazar, e diventa persona consumando. In questa direzione, le linee pedagogiche à la page, che mirano alla personalizzazione della didattica, evitano sempre più la proposta della comunità come soggetto collettivo capace di svolgere un ruolo di formalizzazione.

LA LIMITAZIONE DEL SE' E L'ESPRESSIONE DEL SE' NON SONO CONTRASTANTI, SONO CONSEQUENZIALI

Giacomino non deve scontrarsi contro le difficoltà e le insicurezze dei suoi compagni, con le conseguenti frustrazioni e con i dolori derivanti; deve sviluppare serenamente la propria genialità per contribuire al progresso collettivo. L’armonia dello sviluppo, l’assenza del trauma, la riduzione del grado di incidenza del mondo sul sé sono elementi fondamentali, finanche contraddittori, che vengono ostracizzati. In questo modo però la forma più alta di realizzazione, quella che ha come interlocutori e limiti l’altro, gli altri, la comunità, è intralciata dalla scuola, che spinge a considerare la realizzazione come realizzazione del sé punto. La scuola, comunità ristretta in cui è più facile mostrare le estreme conseguenze di una posizione teorica, ci palesa l’essenza dell’individualismo.

LE LINEE PEDAGOGICHE A' LA PAGE, CHE MIRANO ALLA PERSONALIZZAZIONE DELLA DIDATTICA,EVITANO SEMPRE DI PIU' LA PROPOSTA DELLA COMUNITA' COME SOGGETTO COLLETTIVO CAPACE DI SVOLGERE UN RUOLO DI FORMALIZZAZIONE