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La norma del superdotato.

Parte 4

La realtà, si diceva, è un po’ diversa. Le richieste di personalizzazione del programma non riescono in realtà ad essere soddisfatte, sia per la forza d’inerzia del sistema scuola (nel quale sono coinvolti milioni di persone, difficile quindi da cambiare radicalmente) sia per l’effettiva impossibilità di realizzare queste indicazioni.

Come si può pragmaticamente individualizzare il programma degli studenti, la valutazione, gli apprendimenti e le competenze continuando comunque ad avere una classe? Come valorizzare ogni singola differenza? Cosa fare di chi non è né bravo né problematico, dei medi o mediocri? Sono domande cui, nella pratica, si risponde con un taglio netto.

Le differenze, anche per la facoltà sintetica della mente umana, sono ridotte a identità. La legge fornisce gli strumenti che poi, nelle aule insegnanti, sono impiegati per normalizzare brutalmente le differenze, che inoltre subiscono un processo di medicalizzazione e burocratizzazione. I ragazzi allora saranno «un 104», ulteriormente suddiviso in «un art. 3 comma 1» o «un art. 3 comma 3», «un BES», «un DSA»; per ogni caso dovrà essere prodotta la specifica documentazione prevista dalla normativa; mentre i ragazzi con certificazione, segnalazione o attenzione aumentano, diminuiscono i docenti di sostegno, unica vera risorsa per molte fra queste situazioni.

LA LEGGE FORNISCE GLI STRUMENTI CHE POI, NELLE AULE INSEGNANTI, SONO IMPIEGATI PER NORMALIZZARE BRUTALMENTE LE DIFFERENZE

Giulio ha un PDP per dislessia, è quindi un DSA. Il consiglio di classe ha deciso di dargli del tempo in più e la possibilità di studiare ascoltando un audiolibro; l’ascolto gli rende più agevole seguire le parole stampate e, nonostante la dislessia non scomparirà, ci sono dei buoni miglioramenti.

Andrea ha un PDP per dislessia, è quindi un DSA; anche se è chiaro a tutti i docenti che il suo problema non è a livello di lettura, ma qualcosa d’altro di sottile, difficile da definire, la normativa fa il suo dovere: norma le differenze all’interno di categorie. Non è disabile, niente 104; non ha solo dei Bisogni Educativi Speciali: quindi è un DSA. Il suo PDP prevede che gli vengano lette le consegne degli esercizi che deve svolgere in classe, è dispensato dalla lettura ad alta voce, può impiegare del tempo in più per completare le verifiche, può usare degli schemi per aiutarsi nelle interrogazioni. «Non servirà a molto, ma è meglio di niente»: sarà DSA ma non si saprà mai bene perché; poi uscirà dalla scuola.

Mohammed ha dei bisogni educativi speciali perché è appena arrivato dall’Algeria con sua madre che non sa una parola di italiano, mentre il padre lavora in fabbrica per portare a casa il pane. Sono stati tagliati i fondi per organizzare un corso di lingua italiana, ma dal primo consiglio di classe Mohammed diventa un BES. La didattica individualizzata consisterà nel fargli fare meno compiti e dargli verifiche più facili. Forse ce la farà e forse no, chissà.

E Gessica, che ha un PDP come iperdotata? La bibliografia ci consiglia di fornirle contenuti personalizzati, farle esprimere in pubblico le proprie nuove acquisizioni, metterla in contatto con altri gifted boys, verificare le sue conoscenze all’inizio di un nuovo argomento così da esentarla dal fare quel che sa già, ad esempio dal lavorare coi propri compagni, per non farla annoiare. Forse imparerà a fare i conti con le proprie capacità, mettendole al servizio degli altri e rifiutando alcune delle misure previste dal PDP, imparando come a volte mostrare la propria intelligenza sia la cosa giusta, mentre a volte sia meglio usarla discretamente per capire gli altri; oppure sarà sulla cresta dell’onda a 35 anni, dopo decenni di addestramento. Forse sarà un po’ sola con il suo talento.

Per tutti loro, l’insegnante di classe dovrebbe dedicare un di più di attenzione con compiti personalizzati, minori o maggiori carichi di lavoro, stimoli e verifiche ad hoc. E i mediocri? I medi? I normali? Perché loro non hanno diritto a una didattica individualizzata, a un PDP? Nel mondo della differenza, la normalità diventa trasparente.

E I MEDIOCRI, I MEDI, I NORMALI?

Per tutti loro, l’insegnante di classe dovrebbe dedicare un di più di attenzione con compiti personalizzati, minori o maggiori carichi di lavoro, stimoli e verifiche ad hoc. E i mediocri? I medi? I normali? Perché loro non hanno diritto a una didattica individualizzata, a un PDP? Nel mondo della differenza, la normalità diventa trasparente.